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Andrea Giunti, architetto. lavori 1985-2005

L'architettura italiana del dopoguerra ha espresso principalmente due filoni: uno che discende direttamente dal razionalismo italiano ed uno contiguo che accoglie spunti organici dal nord Europa e dall'America. In questo contesto Giunti trae spunti dall'una e dall'altra con la fiducia nel ruolo positivo dell'architettura.

Fotografie di Roberto Ceccacci, Enrico Conti, Silvia Massotti
Teseo Editore, Roma, 2005
Pagine 155

Testo tratto dall'introduzione

"L'architettura italiana del dopoguerra ha espresso principalmente due filoni: uno che discende direttamente dal razionalismo italiano ed uno contiguo che accoglie spunti organici dal nord Europa e dall'America. Naturalmente la distinzione omogeneizza e banalizza le molteplici posizioni intellettuali presenti e quella maggioranza di progettisti che, dal piccolo al grande lavoro, contribuiscono al formarsi di correnti architettoniche senza creare movimenti ma operando sul territorio con "l'architettura di tutti i giorni". In questo contesto, Giunti ritaglia uno spazio trasversale; occupa una posizione intermedia che, lontana dai clamori accademici, trae spunti dall'una e dall'altra corrente con la fiducia nel ruolo positivo dell'architettura.
Una personale attitudine a non catalogare il pensiero in una evoluzione logica, un percorso intellettuale frastagliato, complesso, pronto a corrompersi con "l'intorno" non soltanto architettonico secondo un modo organico, fisiologico di intendere il progetto e quindi la costruzione" … "Gli edifici realizzati rappresentano un percorso che ha una propria teoria di base, è aperto al cambiamento e non disdegna modifiche anche sostanziali di cantiere: è privilegiata la pratica sulla teoria, la realtà ai teoremi di base.
La selezione di opere è stata concepita non come una "monografia" ma come un percorso illustrato intorno al tema principale della residenza, ovvero, attorno al tema dell'"architettura di tutti i giorni" secondo la definizione stessa dell'architetto."
Enrico Conti







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